Polvere d’arancia

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Capirei se qualcuno di voi avesse esclamato “La scoperta dell’acqua calda!”, dopo aver letto la ricetta… In realtà non concordo del tutto, perché tutti coloro a cui ho parlato di questa polverina magica, e di cui poi hanno sperimentato i poteri ;) sono rimasti molto piacevolmente sorpresi. Allora: fermo restando che l’idea proviene sempre da quel pozzo di scienza culinaria di Sigrid, dopo aver letto di questo ingrediente in una sua ricetta, sono corsa al supermercato a comprare quantità industriali di arance. Ho un rapporto strano con le arance: mi piacciono molto, ma faccio dei lunghi periodi in cui non mi ricordo neanche che esistano, ed altri in cui me ne faccio un’overdose. Questa volta è stata un’overdose finalizzata, più che altro per ottenere il fuori, più che per il dentro. Vi consiglierei però di farne una quantità ridotta, un barattolino con 3-4 arance perché dopo circa una settimana perderà il suo profumo fragrante e ne acquisterà un altro un po’ pungente, e allora è ora di rifarla. Se non avete fretta, basta stendere i pezzettini di buccia d’arancia sul termosifone, per un giorno, un giorno e mezzo e comunque farle seccare bene (eventualmente al forno). Poi le frullerete e setaccerete per avere questa che io chiamo “polvere di stelle”, perché ultimamente la sto mettendo dappertutto e magicamente arrivano gli ooohhh!! (sì, sì come i bambini nella canzone di Povia…). Nei dolci, sul gelato, sulle creme, nel tè e infusi vari, ma anche sulle carni, nell’insalata, sulle uova, e chi più ne ha…

INGREDIENTI:
arance molto profumate, non trattate

PREPARAZIONE:
Togliere la scorza delle arance con un pelapatate o un coltellino affilato in modo da ottenere solo la buccia, senza il bianco. Passare le scorze al forno caldo o stenderle su un termosifone caldo fino a quando non saranno molto secche. Spezzettatele e frullatele con un robot o anche con la base del frullatore (macinacaffè) finchè non diventerà una polvere molto sottile. Passatela con un colino a maglie fine per eliminare ulteriori pezzettini irregolari. Mettetela in un vasetto di vetro in luogo fresco e asciutto, si conserverà per una settimana circa. Usatela nella preparazione di dolci, per decorare creme, cioccolate, per profumare carni arrosto, nel tè e dove più preferite.

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“Don’t know why” – Norah Jones



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Commenti
  • 1
     
    laura:
    09:04
    09/12/2009

    Brava!Questa l’avevo letta anch’io da Sigrid ma non l’ho ancora provata:detta cosi’ la faccio subito.
    Bellissima e molto originale l’dea della “musica da gustare”…

  • 2
     
    angioletto:
    02:22
    10/12/2009

    Questa è una di quelle “idee”, non si può chiamare “ricetta”, della serie “poca-spesa-molta-resa” e per “spesa” non intendo solo quella economica, ma anche come dispendio di energie. Grazie per i complimenti per la “Musica da Gustare”: invece del solito abbinamento al vino, una canzone da ascoltare gustando un buon piatto…

  • 3
     
    Cristina:
    21:37
    12/12/2009

    Che differenza c’é con la buccia fresca grattuggiata (zester,per capirci)?L’ho inserita ieri in una frolla per preparare dei biscotti e sono profumatissimi,dici che il passaggio nel forno/termosifone esalta ancora di piu’ il sapore?
    Auguri per il tuo “bimbo” che muove i primi passi nel mondo virtuale,la gravidanza é stata sofferta vedrai che ora comincerà a darti qualche soddisfazioni!!

  • 4
     
    angioletto:
    03:19
    13/12/2009

    @ cristina
    Utilizzerei di più la buccia fresca per inserire all’interno di creme o dolci per sentirne la fragranza, ma utilizzerei questa polverina resa impalpabile dal frullatore e dal successivo passaggio al setaccio, come guarnizione e come spolverata in superficie. La sua finezza, permette di infiltrarsi bene negli alimenti tipo la carne e di sciogliersi in parte se incorporata in liquidi tipo il tè. Inoltre la disidratazione da riscaldamento permette di conservarla per circa una settimana, se tenuta costantemente in ambiente fresco e ventilato, anche qualche giorno in più.
    Grazie per gli auguri per il blog e spero di riaverti qui presto.

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