
In generale ho una memoria di ferro, ricordo moltissime persone e situazioni, anche di molti anni fa e spesso sento chiedermi “Ma come fai?”. Non so, faccio, in qualche modo, anche se ogni tanto qualcosina sfugge pure a me … e mica so’ dde fèro!! Ricordo per esempio il periodo dell’asilo (avete capito o no che ho una memoria mostruosa?!?!?) L’asilo per me è stato un periodo molto felice, oltre che per il fatto di essere un po’ più giovane (!), anche perché mi divertivo, stavo bene in compagnia con i miei amichetti, non volevo mai tornare a casa per prolungare i giochi e per continuare il più possibile a fare “vita da asilo”. Uno dei momenti che più mi piacevano e che ricordo più volentieri e più dettagliatamente, è il momento del pranzo … Le bidelle e le maestre facevano accomodare tutti noi, bambine e bambini, che diventavamo delle chiazze di colore rosa e azzurro nelle seggioline disposte lungo queste tavolate lunghe, ma basse, bassissime … Sulle tovaglie spiccavano i bicchierini, con le forchettine, i cucchiai-mini e i tovaglioli, ma il bello doveva ancora venire. Nel “pigolio” ad alto volume che c’era in attesa della “pappa” risuonava la voce autorevole della bidella Argentina (ma questo nome non voleva dire squillante, acuto? Io mi ricordo di un vocione con l’eco, che zittiva la platea in un attimo…) che invitava a ricomporci perché stava per darci la pastasciutta!!!
Magicamente il pigolio finiva e, come uccellini nel nido quando arriva la mamma coi vermetti, eravamo pronti a prendere la nostra ciotolina di pasta. Le ciotoline!!! Un ricordo indelebile: delle piccole ciotoline di vetro, pesante ma trasparente, che facevano vedere tutto il loro contenuto fumante di farfalline o sedanini o ruotine al pomodoro. Ed era buona, buonissima, galattica. Dite che il ricordo amplifichi? Può essere… Resta il ricordo di queste ciotoline di vetro, il sapore e l’odore che “avevano” e l’immagine che, non appena ho potuto, ho replicato in casa mia, circondandomi di ciotoline che le ricordano, anche se in maniera un po’ approssimativa, purtroppo. L’altra sera volevo fare una sorta di melanzane alla parmigiana, ma bianche, senza pomodoro. Oltre a questa variante dovevano essere piccole, monodose, in modo che una volta cotte e usate quelle necessarie, avrei potuto congelare le restanti. Ho optato per i classici piccoli contenitori tondi d’alluminio e mentre li componevo con un po’ di pazienza, viste le dimensioni minute, mi è venuto in mente l’asilo e tutte le attrezzature da lillipuziani, e soprattutto le mitiche ciotoline di vetro con tutto quello che si portano dietro…
Bei tempi…
INGREDIENTI: (per 6 contenitori in alluminio)
melanzane 1 grande
panna da cucina 100 gr.
parmigiano reggiano grattugiato 80 gr.
taleggio 150 gr.
sale
olio
PREPARAZIONE:
Lavare, asciugare e tagliare a rondelle sottili le melanzane, tagliare a dadini piccoli il taleggio. In ogni contenitore rotondo comporre le parmigianine così: olio, fettina di melanzana, panna, parmigiano, taleggio. Proseguire gli strati fino a sopra il livello del contenitore perché in cottura si afflosceranno e si abbasseranno di altezza. Infornare in forno già caldo a 190° C per 25 -30 minuti.

“Papaveri e papere” – Nilla Pizzi
Crescia di Pasqua Lucia - L’integralista

