Kebab italiano

kebab italiano

Adoro il kebab! Prima della globalizzazione, ogni volta che andavo in qualche grande città europea e non, prima ancora di cercare le specialità locali, cercavo un baracchino, un negozietto, un localino, dove poter gustare un buon kebab. Infatti potrei parlarvi del kebab che ho mangiato in quel posto magnifico coloratissimo, multietnico, pieno di odori e sapori dal mondo, che si trova a Camden Town, zona settentrionale di Londra che comprende anche questo spazio dove si possono assaggiare cibi italiani, cinesi, tailandesi, arabi, indiani ecc. ecc. La zona è famosa per essere l’origine di molte tendenze fashion, infatti vi girerà la testa se entrerete nei suoi negozietti seminascosti che poi rivelano gente che balla seminuda sui banconi per pubblicizzare una maglietta o un pantaloncino… E’ la zona dove abitava Amy Winehouse e abitano tanti suoi colleghi, artisti a vario titolo, ma, pace all’anima sua, è una delle zone che più mi è piaciuta di Londra, prima di sapere ciò, lei del resto non era ancora nata quando io ci sono andata per la prima volta, sigh! Potrei parlarvi di un buon kebab mangiato a Berlino, in un baracchino che sembrava piovuto temporaneamente dal cielo (per me: grazie!…) perché tutto il contesto, gelido sia come temperatura che come città, non c’entrava proprio niente con quel tipo di cibo. Potrei parlarvi di un kebab mangiato a Parigi, nel quartiere latino, dove, anche lì si passa da un localino italiano (i gestori sono della mia città!!!!! Ciao!!!!) a uno greco, a uno arabo, e lì, il kebab gira, incessantemente, tutto il giorno sul suo spiedone caratteristico. Potrei parlarvi di un kebab mangiato una sera di dicembre a Rotterdam in un localino che, Ufficio Igiene, te lo raccomando… La fame però era tanta, dopo 17, dico diciassette ore di viaggio dall’Italia con neve e ghiaccio dappertutto. In Olanda saranno stati – 10 gradi almeno… e il kebab ci è sembrato cibo da re… Tralascerò altri kebab per passare a quello “vero”. Noi italiani pensiamo che il kebab sia originario di un qualche paese magrebino, ma in realtà arriva dalla Turchia, poi gli arabi che hanno aperto locali da noi, sono stati “costretti” ad inserire nei loro menù, anche questo cibo da strada, che gli italiani ormai cominciavano a “pretendere”.

Ero in vacanza in Grecia, a Kos, praticamente a un tiro di schioppo dalla Turchia: 45 minuti di caicco da Bodrum. Muniti di passaporto, passiamo in Turchia dove, con 50 milioni di lire ci compravamo poco più che dei bruscolini (lire turche, of course…). Dopo aver girato per i mercatini, dove i ragazzi turchi praticamente ti prendono per un braccio pur di farti comprare qualcosa… è ora di pranzo. Ci ritroviamo un gruppetto di 20 italiani in un bel ristorante turco. I camerieri ci trattavano come dei re, oops, califfi… e, un po’ per unificare il menù, un po’ perché molti di noi volevano assaggiarlo, abbiamo ordinato kebab per tutti. Tanto per esagerare il cameriere ci spiega che ci avrebbe portato 3 tipi di kebab. Mmmmmmh! Arrivano: un kebab carne e verdure, un kebab più asciutto, una sorta di carne arrosto abbastanza “normale”. Non vediamo il terzo: ???? Arriva un cameriere con una specie di orcio allungato in terracotta con un tappo in cima: allora? Il cameriere ci spiega che dobbiamo fargli un po’ di spazio mentre lui si mette in cima alla tavolata. Prende una sciabola: urk, si mette male? Noooo, anzi… Richiama definitivamente la nostra attenzione e, con un colpo deciso, recide una parte del collo dell’orcio, scoprendo il contenuto di kebab fumante. Un “ooooh!!!” di sorpresa, come da copione, saluta l’esibizione di cui ormai il cameriere ha la nausea… 😉 Ci lascia l’orcio sul tavola, una sorta di cornucopia da cui ci serviamo allegramente. Finito l’effetto sorpresa, devo dire che in realtà sono stati più gli effetti speciali che la bontà del piatto… Insomma, per me il kebab è quello nel pane arabo, con tutti i pezzettini di ciccia (meglio se di montone) sormontati da un sacco di verdurine (no cipolla!) e irrorati da salse varie, piccanti e non, soprattutto quella bianca allo yogurt, fresca e buonissima. Ora, ieri sera, avevo finito la carne di montone, la salsa di yogurt pure, e anche un’altra decina di ingredienti… “Decido” quindi di fare un kebab “my way”, rivisitatissimo, “all’italiana”! Ho fatto una piadizza, nel senso di una specie di piadina con un pezzettino di lievito di birra, che è venuta di una consistenza e bontà inattese, la farcia l’ho fatta con degli straccetti di carne di maiale (ehm, lo so che non sarebbe il caso, ma quella avevo, e poi si può sostituire…) e delle patate, il tutto cotto in olio, rosmarino, sale e pepe. Spettacolo ‘sto kebab italiano! Provatelo, anche cambiando carne e sostituendo le verdure nella farcia: se poi vi procurate qualche salsa ad hoc, potete anche metterlo in un orcio e portare in tavola aprendolo improvvisamente con una sciabolata… Occhio però: noi abbiamo pagato centinaia e centinaia di milioni di lire (sempre turche…), tant’è vero che qualcuno ha detto che con lo stesso prezzo in Italia avremmo potuto comprarci una casa… se fossero state lire italiane…

INGREDIENTI:
(per 2 piadizze)
farina 0 300 gr.
lievito di birra 6 gr.
acqua q.b.
sale un cucchiaino scarso
zucchero un pizzico

(per la farcia)
fettine sottili di maiale 2
patate
2 medie
rosmarino
olio
sale
pepe

PREPARAZIONE:
In una ciotola o su una spianatoia disporre 200 grammi di farina a fontana, mettere il sale e zucchero e mischiarli un po’. Sciogliere il lievito in poca acqua tiepida, aggiungerla alla farina e iniziare ad impastare. Aggiungere altra acqua tiepida e farina, a mano a mano che vengono assorbite, fino ad ottenere un impasto liscio che non si attacca alle mani. Formare una palla, coprire di farina e mettere a riposare 10 minuti coperta. Nel frattempo scaldare un po’ d’olio in una padella antiaderente, mettere le patate tagliate in lunghezza e abbastanza sottili, quando si sono un po’ ammorbidite inserire anche le fettine di maiale tagliate a straccetti e portare a cottura. Dividere la palla di impasto in due, stendere due piade molto sottili e cuocerle in una piastra di ghisa caldissima o nel testo romagnolo o in una padella antiaderente, bucherellando la pasta e facendola cuocere bene da entrambe le parti. Aggiungere la farcia ben calda su una metà della piadizza e piegare per chiuderla.

musica da gustare

“Tövbeliyim” – Gökhan Özen

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